“YALLAH” : UNA CANZONE PER TUTTE LE DONNE

Si tratta di un brano perfettamente a tema con il mese di marzo, mese in cui si festeggia la festa della donna, quando tutto il mondo attorno a noi assume il colore giallo della mimosa, quel fiore delicato e dal profumo inebriante che ben rappresenta l’universo femminile. Universo che attraverso questa canzone Alessia ci fa visitare, portandoci al di là di ogni confine etnico e religioso, in una terra lontana, l’Iran, un paese in cui Alessia trascorre gran parte della sua infanzia e dove il tema della donna è quanto mai urgente e attuale in questi tempi. Ma se questo valeva per diversi anni or sono, ultimamente, temi come questi, purtroppo sono oggi più attuali che mai anche in Italia. Argomenti volti a sensibilizzare la violenza sulle donne, risultano spesso difficili, perché delicati e la musica, quale veicolo libero di esprimere sentimenti e stati d’animo anche complessi, può davvero essere utile. E’ proprio questo il caso di Alessia Ramusino, cantautrice che a soli 11 anni inizia a comporre le prime melodie, riversando in esse, atmosfere e immagini provenienti da terre lontane: sono i luoghi che Alessia visita e che lasciano dentro di lei un segno indelebile, come la storia racchiusa in questo suo nuovo singolo dal titolo YALLAH

YALLAH nasce da un caso di cronaca, che porta dietro di sé un racconto doloroso  e un tema drammatico qual è il femminicidio…

Sì, nel 2011 rimasi profondamente segnata dall’omicidio di Melania Rea, questa bellissima donna di 40anni, in cui in qualche modo mi rispecchiavo, era stata brutalmente uccisa dal marito Salvatore Parolisi. L’uomo col quale dormi a fianco, col quale ti senti al sicuro, proprio lui può essere capace di toglierti la vita… per me era e resta intollerabile l’idea. Un’idea che porta con sé il concetto di “possesso” che considero patologico. Così scrissi Yallah, quasi di getto d’impulso… poi la misi in un cassetto, non riuscivo a parlarne. Nel 2016 ho cambiato il mio computer nello studio di casa… e nel riordinare è uscito un cd con alcuni brani inediti. Il mio produttore lo prese chiedendomi subito di cosa si trattasse ed io, ricordando vagamente le registrazioni dissi… nulla di importante, solo provini. Lui lo prese e lo ascoltò. Mi chiamò di lì a breve dicendomi che il brano più bello che avevo mai composto era lì, fra quelli che avevo nascosto in un cassetto. Era Yallah.

 

In questa canzone oltre alla particolare attenzione riservata all’universo femminile, alla forza incontrastabile  delle donne, viene enfatizzato il valore della vita; parte del testo esprime bene questo aspetto, ma anche il video stesso che accompagna il brano lo risalta a pieno titolo…

Infatti. La vita è sacra, recita il testo. Non sprecarla. 

La sacralità in questo contesto non ha un senso religioso bensì ho voluto esprimere il concetto di connessione con la presenza, del qui ed ora, di consapevolezza della propria esistenza. Yallah è l’Inno alla vita, che parte dall’Italia con l’intento di unire le diverse culture da oriente ad occidente. 

 

Riguardo il videoclip poi, il quale ti vede come parte del soggetto, guardandolo non si può non rimanere indifferenti al gran numero di opere d’arte inquadrate più volte; si tratta forse di un messaggio, rivolto alle donne, ma anche all’essere umano in quanto tale, il cui valore andrebbe custodito nel tempo, e a cui, come per qualsiasi realizzazione artistica,  bisogna riservare le cure e le attenzioni necessarie….?

Sì, esatto. E’ evidente che il messaggio è arrivato forte e chiaro. Il Museo di Sant’Agostino di Genova, è stato il contesto ideale per esprimere la canzone… è un museo ricco di sculture femminili, inoltre nel deposito del museo si trova un’opera di Giovanni Battista De Albertis, si tratta di una scultura che ritrae una donna affiorante dal marmo e recante l’iscrizione “Idilla morì con un canto”. Idilla, vissuta nel quinto secolo avanti Cristo, non ha lasciato testimonianze attendibili, a parte la sua orrenda fine: seviziata e poi decapitata dal consorte, su cui mai si seppe se condannato o meno per il delitto commesso. Sembra comunque possa trattarsi di uno dei primi casi di “femminicidio” di cui si ha traccia secondo gli studi condotti dall’archeologa Anna PasqualiniCredo sia stato il museo a scegliere me e non viceversa.

Dato che per esigenze di portare la tua musica dovunque nel mondo, senza barriera e senza limite geografico, i tuoi testi sono in inglese, compreso quello di YALLAH… c’è una frase della canzone.. che risulta particolarmente emblematica  e che desideri magari sottolineare?

Respect and Love”. “Rispetta e ama”. Queste due semplici parole racchiudono il vero senso di questa canzone che ha preso vita da una morte e che porta un messaggio contro ogni forma di violenza. La cultura del rispetto è ciò che manca nella nostra società a tutti i livelli.

L’ultimo evento che ho organizzato per la festa della donna, un flash mob: 100 donne vestite di rosso, al Cimitero Monumentale di Staglieno a Genova, dove ho cantato Yallah, vuole essere il punto di partenza di una nuova visione che vuole diffondere “la cultura del rispetto”. Ci siamo impegnate e ci impegneremo in questo senso con l’Assessore alle pari Opportunità del Comune di Genova, al mio fianco Arianna Viscogliosi. 

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