Stefano Bertozzi, l’intervista

oggi intervistiamo Stefano Bertozzi, cantautore italiano che ha fatto della musica la sua passione.

 

  • Ciao Stefano, ci racconti il tuo percorso musicale?
La risposta più prolissa è racchiusa nella mia canzone “Perché scrivo canzoni”. La più succinta è la seguente: catturare e così ricordare sensazioni, sentimenti o semplici emozioni. Ho iniziato a nove anni a studiare chitarra classica e un po’ di solfeggio. Come spesso accade ai bambini che non amano troppo andare a lezione, mi sono stufato e ho cominciato a suonare la chitarra acustica provando a seguire i brani di Dalla, Battisti, Guccini, Lauzi, Gino Paoli, Cocciante, Baglioni, de Gregori, Vanoni, Mina e Venditti. Dedicavo molto tempo alla musica. In tanti frangenti della mia vita, è stata un vero rifugio. Sul lato estero, mi esercitavo con i Pink Floyd, Eric Clapton, Bruce Springsteen, Tina Turner, Bowie, Doors, Spandau Ballet, Dire Straits e Duran Duran. Il risultato è che non so leggere la musica e faccio tutto con la passione. Una metodologia sicuramente erronea.
  • January è il tuo nuovo singolo: ce ne parli?
January nasce a Londra dopo un Natale e festività molto rilassanti e piacevoli trascorse in Spagna, paese dove è nata mia moglie. Avvertì un senso di vuoto e di incompletezza, in particolare durante i week-ends che erano piuttosto uggiosi e sempre incupiti da un clima avverso. Per fortuna avevo la mia famiglia che temperava queste asperità atmosferiche. Quindi, ho scritto questa canzone per liberarmi di un sentimento di oppressione e per comunicare la mia contrarietà al mese di gennaio. E’ un brano semplice, ma molto diretto. Pioggia ne è un altro esempio. Cantata in italiano, Pioggia è la mia filastrocca, o dovrei dire invettiva, contro le precipitazioni che tendono a rovinarti, spesso, le tue serate estive.
  • January si aggiunge agli altri 26 che hai già composto nel corso degli anni… una produzione interessante direi, a quando un disco?
Ho già al mio attivo un album “Let me decide” e quattro EPs “Meeting you”, “Note on a love affair”, “Diversamente” e “Getting there”, quest’ultimo uscito nell’aprile 2017. Per fine aprile, uscirà un altro singolo che, come January”, farà parte dell’album che uscirà nella seconda metà del 2018 e si chiamerà “Failing Targets”. Questo nuovo singolo, però, è magnificamente interpretato da Emma Butterworth che è una cantante e violoncellista straordinaria. Fra l’altro Emma è laureata in Archeologia ed Antropologia all’Università di Cambridge. Non vi dico altro.
  • Quali sono i tuoi artisti preferiti? Quelli che ti ispirano anche musicalmente?
Mi sembra di aver già risposto nella prima domanda. Forse dovrei aggiungere i Rems e gli Oasis.
  • Tu vivi all’estero… com’è fare musica al di fuori dell’Italia?
Sono stato molto fortunato. Ho incontrato un bravissimo musicista, Piers Mortimer, che ha uno splendido studio di registrazione a Cambridge (Headline Music Studios) e che mi ha guidato molto durante i miei primi passi. Poi è stata la volta di Francesco Gorini, bresciano, che ha fondato il London Mixing Studio di Londra con cui collaboro da tempo. I musicisti sono generalmente collegati a questi due studi di registrazione, ma, volendo, posso decidere di portare altri musicisti. Non faccio mai concerti live. Le uniche eccezioni sono serate di beneficenza o altre cause ugualmente nobili. La musica è condivisione, serenità e comunicazione. Così è come io la vivo.
  • E i musicisti e cantautori italiani come sono visti dall’estero, secondo te?

Abbiamo artisti, arrangiatori e cantautori molto bravi e dobbiamo andarne fieri. Io difendo sempre la mia patria all’estero, anche musicalmente.

  • C’è un cantante del presente o del passato con cui ti piacerebbe duettare?

Certamente. Tina Turner, Celine Dion, Mina o altri mostri sacri. Rimarrà un sogno, ma va bene così. In realtà ho già duettato con una cantante eccezionale britannica: SJ Mortimer. Quindi sono già stato molto fortunato.

  • I tuoi prossimi progetti musicali?
Adesso finisco “Failing Targets”, il mio nuovo album. Poi vediamo. Non mettiamo limiti alla provvidenza.
  • grazie del tempo che ci hai dedicato Stefano ed in bocca al lupo

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