MR DAILOM : “VITA DA CANE”

Si intitola proprio così il nuovo album del rapper di Varese, prodotto da Latlantide e che segna il ritorno di Mr Dailom, il quale, dopo “Sulle mie gambe”, con queste nuove 14 tracce, ci parla di lui, della sua vita e della realtà cruda e oscura con cui questa si ritrova a fare i conti. In un periodo in cui la musica sembra sempre più vuota, più uguale a se stessa, attenta solo a seguire la moda del momento – quando non ad imporla essa stessa, attraverso un linguaggio che sia capace di direzionare anche il modo di pensare- Davide, questo il vero nome dell’artista, afferma in “Fino a sanguinare”, il brano di apertura del disco, che “Questa musica è uno stato mentale”. Quando la musica scaturisce da dentro, dall’interno dell’anima, da tutto ciò che la tormenta e che la rende vulnerabile a sopportare il peso dell’indifferenza, della rabbia, del senso di vuoto, si trova ad aver a che fare con sensazioni che difficilmente vengono trattenute e che devono in qualche modo trovare la loro via d’uscita: “Ringrazio questa musica se posso respirare, se scanno tutti gli altri fino a sanguinare”. Un modo per esorcizzare, per espiare le proprie colpe, per prendersi la propria rivincita, dopo che tutto nella vita ti ha buttato a terra: “Le difficoltà mi hanno reso così forte, che ho trasformato il mio dolore in forza per combattere”; anziché soltanto incassare, questa frase, in modo perentorio, ci fa comprendere quanto si possa imparare da quello che in passato ci ha deluso, Mr Dailom ci invita quindi a non pendersi d’animo, a far tesoro di qualsiasi delusione o brutta esperienza, per poi saper meglio affrontare il futuro, perché in un certo senso saremo “preparati”, le porte sbattute in faccia, le nostre crisi interiori, tutta il dolore patito, ci ha posto uno scudo al di fuori di noi che, mentre ci ritraevamo nel nostro Io, ci ha fatto capire cosa non andava, cosa doveva essere eliminato: ”Mi curo con questa musica e vomito sofferenza”: una musica quindi che diviene in tutto e per tutto terapeutica, poiché nel momento in cui quelle parole, quelle sensazioni, fuoriescono da questo nostro Io ammortizzato dai sensi di colpa, lasciano il posto alla rinascita, uno spazio libero per riscrivere tutta la nostra vita, con nuove possibilità, nuove sfide, che si potranno meglio affrontare.”Questo è il momento di sbranare” …ogni botta sulla bocca che prendi impari a colpire

Questa prima traccia ben quindi rappresenta il seguito del disco, una sorta di introduzione, come in un libro, dove le prime pagine sono atte a farci da guida nella lettura, FINO A SANGUINARE risulta una guida all’ascolto, la presentazione di un cantautore che, senza alcuna mira autocelebrativa, vuole chiarire fin dall’inizio chi è e che cosa la sua musica voglia comunicare e, soprattutto, perché ha deciso di esprimersi attraverso questo canale. “Tramite matita e foglio bianco, siete pronti…? Sbrano come un cane questa vita tutti i giorni” Ecco come il rapper ci parla senza mezzi termini, in modo schietto, svelandoci le contraddizioni e le ipocrisie di una società che, quando non è lei a lasciarti ai margini, sei tu che te ne vuoi andare, cercando appunto in questo genere, attraverso delle parole che colpiscono chi di dovere, la via d’uscita. “Io della droga per la moda non ci riesco, il rap italiano io non lo rappresento”: l’umiltà di chi, non si sente di essere per forza di cose, il simbolo di un genere musicale, il quale- sebbene nato con un intento di denuncia sociale, di una realtà che metaforicamente vive alla periferia e cerca di discostarsi dalla massa- ha finito certe volte per inglobarne certi elementi, certi aspetti poco inerenti al mondo del rap. Per questo l’artista, in questa prefazione, vuole sottolineare quanto la sua musica non è altro che l’espressione della sua vita, di ciò che ha vissuto e delle aspirazioni che questa vita gli pone ora, senza alcuna pretesa di fungere da esempio o da eroe: ”Possiedo l’umiltà di chi scrive, come di chi lotta”: chiunque può essere il proprio eroe di ogni giorno e ogni traccia del disco lo rende evidente. In “Ho fame”, il concept alla base dell’album, espresso da un titolo quale VITA DA CANE, è di colpo tirato in ballo: “Benvenuti nel mio mondo, che vita da cane”, con addirittura il verso del cane, lasciato beffardamente in sottofondo “Porto la fame che sale, vitale, uguale ad un canesviluppo i sensi, lo sguardo, l’orecchio e il fiuto…qua in studio mi rimetto a nudo, con i pezzi fratello sudo” Mr Dailom ci ribadisce quindi, quanto di sé c’è in ogni suo testo, in ogni parte di questo disco, senza alcun filtro,; il riferimento a alla ricchezza non è di denuncia, e anche in questo aspetto sta l’originalità dell’artista: si può anche indossare un vestito di Gucci, ostentare marchi di moda ma, essere lo stesso e comunque un cane.

Questa gente stupita qui non lo sa, che per le strade l’asfalto della città, ho sviluppato le zanne e il fiuto di un cane, lascia stare, non puoi certo addomesticare Mr D.”.

Cerco l’eldorado, nel brodo visto il degrado” “Ho fame…”si ripete nell’inciso

E, anche qui, nonostante questa fame, alla musica l’artista si sente di ringraziare “Grato per ogni chance, che la musica rap mi ha dato, ma sono un bastardo vero, non sono addomesticato”.

Ma veniamo poi alla traccia che porta lo stesso titolo dell’album “Faccio la musica Rap solo per sfogo, lasciami sfogare pagliaccio, perché non conosco nessun altro modo.

Come anticipato nel brano precedente, si avverte anche qui il ringhiare di un cane stanco, preso dalla rabbia e inorridito da tutto questo pattume “Anche se non me lo merito faccio una vita da cane”sta vita da cane non la sopporto per questo mi viene da bere” un sistema divenuto così contrastante che spinge persino ad autogiustificarsi taluni vizi come il bere; ma anche vero che chi magari non ha i vizi, non può certo definirsi da questi immune: “Di gente viziata ne sento l’odore: il fiuto del cane, sviluppato per riconoscere da lontano di chi non ha mai provato sulla pelle le storie viste e raccontate da Mr Dailom, provocano quasi il disprezzo, da parte di queste stesse persone, ed è a loro che si rivolge il rapper, ripagandoli con la stessa moneta.

E a proposito di monete, arriviamo alla traccia intitolata Per i soldi”: “Ho passato una vita a pagare gente, da poco ho capito che è divertente…… per i soldi la gente si muove bene, nel locale c’è chi sfoggia la giacca, la marca…” Persiste sempre quel modo irriverente di esprimersi, dove il sarcasmo ritrae come una cinepresa, ogni movimento di questo denaro, che vediamo quasi accumularsi su quelli oggetti abitualmente sfoggiati, quali abiti, scarpe e che dei soldi ne rappresentano quasi lo scopo principale: indossare e quindi dimostrare di potersi permetter un certo standard di vita, consapevoli che l’immagine conta più di quanto si ammetta. Tutto ciò va in netto contrasto con quanto solitamente denunciato dai testi rap, ma è proprio qui che si dipana la trama interessante di Mr Dailom: l’addentrarsi non soltanto tra le mille sfaccettature e contraddizioni della società, ma della musica Rap stessa, dove spesso ciò che si critica, viene poi, per assurdo, auspicato.

Si discosta nella ritmica “Killer”, pezzo che vede la partecipazione del rapper milanese Entics e dove l’inciso è strutturato in forma melodica, lasciando così uno stacco maggiore tra strofa e ritornello, e facendo in tal modo risaltare ancora di pìù le parole crude e così autobiografiche pronunciate da Mr Dailom: “Sono nato nell’88 e da poco mi sono accorto, che il mio motto è faccio il botto con lingotto nel mio cappotto, sogno come uno sciocco un diamante sul cruscotto, ma purtroppo tutti i giorni lotto per mostrarci il sotto”e tutti questi pagliacci che mi chiamano bastardo, vorrebbero schiacciarmi ma non sanno quel che fanno, ringrazio tutti con la faccia dentro il fango, io vivo questo inferno, qua soltanto per testarlo…da solo a volte piango, ma in fondo sono un testardo, asciugo queste lacrime con nessuno qui al mio fianco, per farmi spazio…” anche qui, viene ribadito attraverso un linguaggio che non lascia scampo a qualsiasi malinteso, l’oppressione e il senso di inadeguatezza di chi, dopo aver raso al suolo qualsiasi tentativo di approvazione, rinuncia a mostrare il “bel faccino”, preferendo di gran lunga “digrignare i denti”, sopportando in silenzio questo senso di emarginazione, perché in fondo, l’adeguarsi, sarebbe un rinunciare a tutto ciò per cui finora si è lottato.

CHI SONO ci racconta la storia di Davide attraverso un ritmo spezzato: trasmettendoci tutta la drammaticità, Mr Dailom apre l’album di ricordi di famiglia, scorrendo le foto di quando si sono conosciuti i suoi genitori e di tutte le difficoltà che hanno dovuto affrontare, dell’amore e della voglia di stare insieme, che hanno dato loro in ogni istante il coraggio per andare avanti: “L’affitto che pesa, chi se ne frega, l’amore ti rende più forte, per non mollare la presa”. La forza dell’amore è raccontata in questo pezzo con un senso di coinvolgimento tale che, pur esimendosi da qualsiasi intento romantico, la poeticità è resa da un realismo tale, da rendere ogni immagine e ogni momento così vivo, che risulta impossibile non commuoversi e non vedere noi stessi, con gli occhi di Davide, il passato riaffiorare con tutto la forza e il calore di sentimenti vissuti e interiorizzati: “Dopo due anni di vita e lavoro arriva il momento per le cose più serie:dare alla luce un bambino dandogli il nome di un re (Davide), di sicuro la prova vivente che l’amore non è una sconfitta, ma un sentimento vincente”…E’ difficile non sentire il cuore stringersi mentre si ascolta un ragazzo parlare di sé e della sua famiglia, della testimonianza del trionfo dell’amore in un mondo così malato: la consapevolezza che per qualsiasi tragedia che ci possa travolgere, possiamo sempre trovare il conforto nella famiglia, nel miracolo della nascita , della vita…e soprattutto del valore di questa, di tutta la felicità e l’amore che può essa può offrire. “Sono poche le persone che mi hanno insegnato qualcosa davvero, sono tante, le persone che mi hanno ferito nel cuore sul serio….piangevo perché mi sentivo di basso livello, la mezza tacca, e ora che vesto di marca, quel periodo da scemo mi manca”: Mr Dailom sta mettendo in chiaro che, nonostante le avversità che la vita ci pone, ci sarà sempre un motivo per guardare avanti, ma in particolare ci sarà sempre un senso di gratitudine verso chi ha lottato per rendere la sua vita e quella degli altri migliore: “ed ora che sono un artista, ringrazio per sempre mio padre, mi ha insegnato il valore dei soldi, del mondo che gira, mi ha fatto studiare, non posso nemmeno scordare che cosa significa l faccia stanca, mi ha dato una vita serena qui al costo di spremere tutta la banca”.: niente può rendere più orgoglioso e felice un genitore, se non sentire il grazie sincero di un figlio, per averlo reso quello che è: “Ogni volta che prendo sto foglio, mi sento in dovere di dire qualcosa qui con le parole, chi sono”

E chi è Mr Dailom ci si può chiedere…? Non resta che vivere, perché non è di ascolto soltanto che si può parlare, riferendosi a VITA DA CANE: un album che appunto ci vuole raccontare, proprio la vita, una vita che non è né inaridita in uno stereotipo del ragazzo di provincia, ne tanto meno in un vissuto da compatire, da giustificare per qualche mancanza o rinuncia. Al di là di uno stile di cui quindi Mr Dailom è portavoce, di una cultura Rap che affonda le radici in un genere che è stato il punto di riferimento generazionale, Davide cerca di riportare proprio il Rap alla sua essenza, spogliandolo di quelli elementi che lo rendono un ibrido dell’hip hop americano, troppo spesso associato all’ostentazione del lusso e dei vizi, ma soprattutto, Mr Dailom sta anche estirpando la sua musica da un nuovo fenomeno denominato Trap, di cui l’artista, a discapito di voler adattarsi ai tempi, lascia in disparte, creando uno stile del tutto personale, ma “Non è certo per lo stile, pagliacci che sono il leader”. E ci basta l’ascolto del primo brano per capire l’ideale perseguito da Mr Dailom che anche per un ascoltatore distratto, lo mette in chiaro fin da subito, e guarda caso, lo fa nella chiusura del pezzo, quasi come un ‘ossequio, pronunciato con una strizzata d’occhio, a rassicurare gli altri, ma soprattutto se stesso: “Sono così testardo, che non penso proprio di mollare, anzi, ogni giorno che passa, ho sempre più voglia di combattere, per vincere”

Un messaggio positivo, di cui proprio i giovani dovrebbero fare un uso consapevole, cogliendolo nel suo buon intento, un intento di crescita, di evoluzione personale: non mollare, inseguire i propri sogni, senza lasciarsi influenzare, o peggio, soggiogare da chi ci è davanti. A tutto questo ci spronano le schiette parole di Mr Dailom, che attraverso immagini crude, ci riporta alla realtà più vera e più dissonante, di ciò che non vorremo sentire ma che, proprio come il ringhiare dei cani, ci disturba e ci assale, intimorendo i nostri movimenti. Ecco allora che tutto questo “sanguinare” di “ferite sopra la carne”, diventa un ‘immagine il cui senso può avere una doppia lettura, facendoci capire che non siamo spenti, indifferenti, come invece è il mondo che ci circonda e che ci vuole assorbire, che non siamo soltanto il dolore di chi subisce, ma la linfa vitale, che ci nutre e che ci rende consapevoli che abbiamo ancora Vita dentro di noi….

Sonia Bellin

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