Matteo Codiglione, l’album d’esordio.

“Canzoni assortite con evanescente criterio”, questo è il titolo del bell’esordio discografico di Matteo Codiglione, pubblicato per l’etichetta discografica Lotus Music Production. Diciamo subito che parliamo di dodici brani corposi, canzoni pensate e mai banali che necessitano di un ascolto attento e partecipato.

É un mondo ricco di immagini quello di Matteo, ventenne pisano, che coniuga lo studio della filosofia alla passione per la musica, con cui si raccontano storie e universi intimi ricchi di fragranza letteraria immaginifica. Un disco da assorbire, cantato con voce a volte sussurrata, che esprime con forza una capacità di scrittura importante e una naturale propensione a narrare.  Cantautore nel senso più vero del termine, Matteo comunica l’impellente esigenza di proporre il suo punto di vista sul mondo, uno sguardo trasversale che non lesina mai prese di posizione, sempre molto personali e intime. Insomma, ha delle cose da dire e le dice con immagini precise e definite. A cominciare dal primo pezzo del disco, “Fantasia” che esprime una sorta di disagio anacronistico nel ritrovarsi in panni esistenziali in cui si fatica a riconoscersi, spleen emotivo dove “…per quanto ti travesta la domanda è sempre questa, cosa potrà mai fare un partigiano senza guerra…”. La ricerca di un posto dove stare, in cui si “…lotta per un domani di poesia e parole e scrivi le tue visioni…”. Una specie di visione programmatica dalla prospettiva dei vent’anni, con l’esigenza di trovare una sintesi, quasi una sorta di manifesto personale.

Brano significativo anche “La ballata di Thoreau”, con incedere rappato, testo quasi arrabbiato e ricco di spunti. Lo sfruttamento e l’alienazione, la condizione della fatica quotidiana in primo piano, dove “…asciugati il sudore e digli sissignore, questo lo fai oggi e lo fai anche domani e il giorno dopo ancora finchè reggono le mani…se non sei un mulo da soma dimmi tu cosa sei…”. Le Alpi Apuane sullo sfondo, con il secolare popolarsi di vite spezzate dal duro lavoro. Espressione di un grido disperato per rivendicare che “sei nato uomo libero e tale devi morire”. Molto bella! 

Da ascoltare con attenzione anche “Armata Brancaleone”, disagio generazionale e voglia di riscatto, con il desiderio di costruire un mondo in cui riconoscersi, affrancandosi da giudizi superficiali. Smarrimento, certo “…Sei felice? E che ne so, però siamo speciali e io lo proverò…” ma anche la forza necessaria per spiccare il volo e provare a volare alto. Come ben spiegato nel ritornello “Guardate qui un giorno sarà la nostra nazione, voi seguitemi in battaglia armata Brancaleone… e chi ci guarda col sorriso sputerà giudizi, di noi diranno che sbagliamo e vedran solo vizi…” 

Due canzoni che toccano corde più intime, se vogliamo, canzoni d’amore in senso più ampio. La prima “Non guardatevi allo specchio” è una dichiarazione d’amore nei confronti dei genitori. Il racconto e la comprensione di una vicinanza emotiva in divenire, che trascende le inevitabili distanze generazionali. Il secondo brano “Tra Dante e Caterina” comunica tutto l’amore di Matteo per la sua Pisa, tratteggiata con pennellate d’autore una città inclusiva ed accogliente, che “…d’amore ne ha abbastanza per la gente di ogni luogo…” senza risparmiare qualche spunto di polemica riflessione.

Brano notevole “Il passero” ha sapori soffusi e circolari, in cui si respirano atmosfere che ricordano Angelo Branduardi. L’incedere, quasi una filastrocca, non limita l’autore nell’esplorazione di tematiche importanti. Non è scontato parlare di guerra senza rischiare di apparire retorici e banali. Matteo ci riesce, raccontando gli orrori della Siria attraverso gli occhi di due fratelli e della loro infanzia rubata.

Ballad acustica con un bell’andamento “La suora del convento”, riflessione sulla vita e sulla sospensione contrapposta di mondi apparentemente distanti, in cui nulla e nessuno può considerarsi al riparo dalle turbolenze dell’esistenza. Dove rimane sempre necessario continuare a comunicare.

Due ritratti di donna solo apparentemente diverse “Margot” e “La regina del Rose & Crown”, donne fuori dagli schemi, che rivendicano attenzione e diritto ad essere sempre se stesse, senza trovare pace. Dignità e forza fanno da sfondo a due figure femminili ritratte con sguardo preciso e partecipe.

Completano l’album “A.M”, “Ponce alla livornese” e per ultimo “Barbabianca” a chiudere il cerchio. Con l’auspicio e il desiderio di vivere la vita con forza, la richiesta al vecchio pescatore con la barba incrostata di salsedine di insegnargli a salpare e a leggere il mare… bello il crescendo strumentare a dilatare il brano e poi a sfumarlo. 

Matteo Codiglione consegna un disco coraggioso, con spunti notevoli di scrittura e uno sguardo sul mondo intimo e personale. Asciutto musicalmente, la chitarra acustica conduce il gioco e i brani vengono colorati con pennellate strumentali funzionali al testo. É un disco che privilegia il narrare in cui il mondo interiore di Matteo Codiglione , a tratti esuberante, ha la necessità di trovare espressione. Da ascoltare sicuramente…

Testi e musiche di Matteo Codiglione – Arrangiamenti e produzione artistica di Piermatteo Carattoni.

Davide Zurma