mosè santamaria

Intervista a Mosè Santamaria per l’uscita del suo nuovo album “Salveremo questo mondo”

Esce venerdì 22 novembre sui digital store e su tutte le piattaforme di streaming SALVEREMO QUESTO MONDO (laCantina Records), il del cantautore genovese MOSÈ SANTAMARIA anticipato dal omonimo disponibile dallo scorso 25 ottobre.

Come nasce l’ idea del disco “Salveremo questo mondo”?

E’ una canzone che ho scritto dopo una giornata molto difficile, in realtà era un periodo nel quale mi sentivo molto giù, nel quale cercavo nuovi stimoli, soprattutto con la musica. Avevo da poco finito il live del primo disco e mi ero reso conto che le canzoni del primo disco non mi rappresentavano più, soprattutto nel modo di comunicare. Ho scritto questo brano perché avevo (ed ho) bisogno di condivisione, di dare un qualcosa a chi mi ascolta, la musica è qualcosa di sacro e di magico, emozionarsi e ritrovarsi nelle canzoni che ascoltiamo è fondamentale quanto sentirsi capiti dagli altri. Quindi l’idea di questa canzone nasce dall’esigenza di comprensione, dalla voglia di stare bene e in armonia con chi è vicino a noi, dalla voglia appunto di salvare questo mondo, salvare il nostro mondo dai rimpianti e realizzando i propri sogni!

 Che messaggio vuoi comunicare con il tuo album? Sembra essere un messaggio positivo, di gratitudine , di speranza davvero di cambiare le cose cercando di trarne il meglio, è corretto?

Più che un messaggio positivo lo definirei propositivo, un messaggio di impegno e nel trovare nella nostra quotidianità il bello, salvarci riscoprendo la bellezza anche nelle situazioni più scabrose e difficili. E’ facile essere propositivi quando tutto va bene, in questo disco cerco di raccontare situazioni all’ordine del giorno dove ci viene voglia di giudicare gli altri, chiudendo ogni spiraglio alla comprensione reciproca. In un momento dove tanti scrivono che tutto è una merda senza soluzione ho preferito, non fare il buonista perché lungi da me  esserlo, bensì dire “ok, è una merda, però tu, io, noi cosa stiamo facendo per cambiare questo stato delle cose?”. Questo disco è un invito a prendere coscienza di noi stessi e di quello che viviamo quotidianamente senza rendercene più di tanto conto.

Fai sicuramente parte del mondo ‘cantautoriale’ ed in ogni tua canzone sembri sempre raccontare una storia, un insieme di immagini quasi fotografiche che, a chi ti ascolta, si spalmano chiaramente davanti agli occhi. Quali sono le storie che ti piace di più ‘raccontare’? C’è una parte autobiografica o sono solo racconti?

Mi piace raccontare storie di persone che vivono fregandosene della morale e del giudizio altrui, chi vive davvero le proprie vite, come dice Vasco, chi vive al massimo. In questo disco parlo di sesso, droga, notti da leone e anche di meditazione, rivoluzione e lotta contro un sistema che ci vuole addormentati e meccanici. Ci sono ovviamente alcune cose autobiografiche e altre no.

Con chi ti piacerebbe collaborare sia sul piano nazionale che internazionale e a chi ti ispiri?

Per scrivere a questo disco non mi sono ispirato a nessuno se non per il modo diretto, schietto e di pancia di comunicare un messaggio che avevano alcuni artisti della beat generation e Bukowski. Quest’ultimo per me rimane uno dei più veri e non costruiti mistici degli ultimi decenni, a suo modo un puro.

Mi piacerebbe essere autore per Francesca Michielin e Marco Mengoni, collaborare invece con Vincenzo Fasano, Ermal Meta, Fabrizio Moro, Nicolò Fabi, Francesco Bianconi, Vasco Brondi, Davide Petrella e Carmen Consoli.

 Progetti per il futuro o concerti in vista?

Si un po’ di live in vista ci sono, è sempre bello condividere la musica dal vivo, progetti per il futuro tanti, ho voglia di suonare in giro, di scrivere nuove canzoni, mi piacerebbe firmare un contratto come autore.

Tanti sono i nomi che hanno lavorato a questo disco: Francesco Ceriani, produttore dell’album e musicista in tutti i brani che lo compongono (basso, chitarra acustica, chitarra elettrica, pianoforte, sintetizzatori, cori), Enrico Bellaro, che ha seguito e curato tutta la parte tecnica di registrazioni e mix presso gli studi “Sotto il Mare Studio” e “Le Pareti Sconnesse”, Giovanni Franceschini alla batteria, Davide Cinquetti alla chitarra elettrica, Dario Coltri e Diana Gasparini ai cori. Il master è stato affidato ad Andrea Suriani.

Questa la tracklist: Salveremo questo mondo”, “Era solo un blablacar”, “Kerouac”, “Brucia ragazzo”, “Piccola madre”, “L’ultimo grido di dolore del Kali Yuga”, “Fiore di loto”, “Circuiteria”, “Pregare al sole”.

“Salveremo questo mondo” è stato anticipato dal singolo omonimo. Il brano è accompagnato da un videoclip realizzato interamente a Verona nell’estate 2019 e diretto da Giacomo Capraro. Link Youtube: https://youtu.be/TiZ8sbDcokg

 Biografia

Mosè Santamaria è un cantautore, poeta e musicista nato a Genova. Durante gli anni dell’università comincia a partecipare a diversi concorsi e premi locali, oltre a esibirsi in rassegne cantautorali aprendo ad artisti come Max Manfredi, Claudio Rocchi, Eugenio Bennato e Giorgio Conte. Nel dicembre 2015 pubblica con Dischi Soviet il suo primo disco, #RisorseUmane, prodotto da Martino Cuman (Non Voglio che Clara) con la partecipazione di Marcello Batelli (Teatro degli Orrori) alle chitarre. Grazie ai buoni riscontri della critica e a numerosi passaggi radiofonici a livello nazionale, ha potuto esibirsi in più di 40 date in un anno per il nord Italia. #RisorseUmane è arrivato tra i semifinalisti del PREMIO TENCO 2016 nella categoria migliore opera prima. Nel 2017 ritorna ad esibirsi live con una ventina di date rivisitando il suo primo disco in chiave acustica ed è tra i semifinalisti del PREMIO BERTOLI con il brano Mata Hari. Nella primavera 2019 è nuovamente semifinalista del PREMIO BERTOLI con un brano inedito. Con la fine dell’estate riprende a suonare dal vivo e il 6 Ottobre 2019 si esibisce sul palco principale del Mei a Faenza in Piazza del Popolo dove annuncia anche l’uscita del suo secondo album prodotto da Francesco Ceriani, “Salveremo questo mondo”.

 

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