INTERVISTA A DANILO DI FLORIO

Rieccoci con Danilo di Florio, il cantautore che dopo il successo de IL MIGLIORE DEI MONDI POSSIBILI, e dopo la struggente, quanto delicata ballad folk-pop LIBERO (Da quando tu non ci sei), è ritornato a far parlare di sé con LA TEORIA DEL DISTACCO…

Un rinnovato benvenuto…Allora innanzitutto qualche parola su questo brano…Cosa ti ha portato a scriverlo…che cosa ti ha ispirato…

L’ispirazione e da subito la composizione sono nate dalla paura dei mostri che abbiamo dentro di noi, che spesso si ripresentano e ci percuotono, ci domandano, ci turbano. Abbiamo tutti necessariamente delle ansie oggi come oggi, tra la frenesia, la voglia di riportare a casa il risultato, la paura del fallimento, tutte situazioni che si vengono a creare quando c’è da raggiungere un nuovo obiettivo, una nuova sfida.

Si può di certo notare che tra questo singolo e IL MIGLIORE DEI MONDI POSSIBILI, ci sia una sorta di filo conduttore, capace di collegare un punto di vista esterno rispetto al comune modo di vedere le cose, che tuttavia, risulta in grado di spiegare da vicino il nostro modo di pensare e di porci nei confronti della società…

Io noto invece tante differenze tra “Il migliore dei mondi possibili” e “La teoria del distacco”, per primo il modo in cui canto, che in questo nuovo pezzo è più profondo e meno sbarazzino, quasi ad entrare proprio nei meandri delle nostre problematiche quotidiane,  c’è più intensità, più richiesta d’aiuto forse, più “me”.  Non riesco a vedere il filo conduttore, ho voluto quasi rompere tra quel disco e questo, cerco di arrivare più vicino alla gente, e soprattutto questo nuovo pezzo mi fermo alla domanda, interrogo, “il tuo stato gravitazionale grava o se ne va per fatti suoi?”…nel migliore dei mondi possibili invece osservo, vado oltre, rispondo.

Sicuramente in questa tua accurata analisi del comportamento umano, ti hanno aiutato gli studi, senza per questo togliere spazio alla tua sensibilità artistica che presa dalla creatività, esprime al meglio pensieri e riflessioni….Qual’è il tuo rapporto con la creatività?

Il mio rapporto con la creatività è analiticamente come il rapporto d’amore con la propria compagna di vita, alti, bassi, momenti di forte entusiasmo, momenti piatti, forte passione improvvisa, impegno, fuori orari, dedizione, ricerca della qualità, di salire, di costruire, cadere e ricominciare a salire…”mentre nello spazio tutto è chiaro e tutto tace, scoprire che il segreto per guardare in faccia ai sogni non è continuare a dormire o a orbitare neanche sparire o sparare ai tuoi mostri”…

Ritieni che la filosofia possa rispondere alle esigenze di una società veloce e frenetica come la nostra?

La filosofia risponde sempre, “sempre” perché ti fa fermare a riflettere, a evitare il rocambolesco vortice della società di oggi, rapida, usa e getta, apparente. Quella odierna è una società apparente per molti aspetti, contraddittoria… “diversi dalle troppe solitudini vaganti, con fini e confinati, benestanti e più distanti, cerchiamo pianeti e altre forme di vita, postiamo chi siamo e poi stiamo in disparte”

Le metafore “spaziali”, derivanti dal linguaggio astronomico, presagiscono un senso di illimitatezza, ma allo stesso tempo, ci proiettano in un futuro apocalittico, dove l’uomo può risultare inerme…era il tuo intento?

No, non vedo un’apocalisse, c’è una piccola apocalisse eterna in ognuno di noi quando, come dicevo proprio due righe prima, ci mescoliamo alla confusione alla velocità senza freni, alla negazione della domanda sul senso delle cose, quella è l’apocalisse per me. L’atmosfera spaziale che ho voluto dare al pezzo è perché ritengo che il mondo fuori da noi è un mondo tranquillo, perfetto, ben ordinato da leggi fisiche e matematiche, in un’armonia perfetta, più che romantica…basta chiedere qualche testimonianza agli astronauti quando rientrano sul pianeta terra...

Il titolo sembra cogliere in meno di una frase qualcosa che ha a che fare con il nostro modo di essere, un comportamento sempre più indifferente nei confronti di chi sta vicino…un senso di allontanamento dal mondo circostante…

Certo, l’idea del titolo mi è giunta proprio durante la stesura del pezzo, tant’è che non viene però riportato nel brano, ero davanti al computer e sono rimasto affascinato da alcuni frammenti della rete, su youtube, su altre piattaforme, di come è galante, elegante il lavoro che la navicella compie, alla fine della missione, per rientrare alla base. c’è un distacco vero e proprio da alcuni pezzi, quasi che l’hanno accompagnata fin dove era necessario e poi …via libera.

Sonia Bellin

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