I Love Degrado da Bologna per Diffusioni musicali

Ciao ragazzi, raccontateci per sommi capi la vostra storia: dagli esordi fino ad oggi!

I Love Degrado nasce nell’estate del 2014, quando, un po’ annoiati e sudaticci, decidiamo di far scontrare i nostri mondi musicali apparentemente molto distanti (dal lato Andrea rock minimale, noise ed elettronica, dal lato Riccardo jazz, rock ’80 e improvvisazione). Quello che ne esce ci convince da subito, così decidiamo di andare avanti e trovare un nome, possibilmente scanzonato e vagamente provocatorio. Nel 2017 esce il nostro primo album “L’inesorabile declino della civiltà occidentale – L’esotismo a buon mercato dei bazar”, accompagnato da un paio di videoclip, qualche recensione e un po’ di autocelebrazione spinta. Poi concerti, prove, nuove idee che vengono fuori, e così eccoci qui col nostro secondo lavoro in studio.

Siamo dei cazzo di pionieri ci abbiamo sempre creduto”, il titolo del vostro nuovo lavoro si apre a varie interpretazioni… quale è quella degli autori?

Intanto doveva essere un titolo doppio, così quando ci chiedono qual è il titolo del nostro album uno può dirne una parte e uno l’altra (siamo profondamente democratici…) E poi doveva essere un titolo ambiguo, narcisista e fuorviante, così che tutti possano chiedersi quale sia il vero senso dietro a queste parole. A noi piace pensare di essere due esploratori che hanno perso la bussola, cercano una loro strada per dire al mondo che esistono e sono convinti di farlo bene.

Vi va di commentare assieme a noi il disco traccia per traccia? Un po’ come una “nota a margine”, che possa aiutare l’ascoltatore nella comprensione di ciò che c’è dietro la nascita di un brano.

Certo, allora:

Argh! – L’urlo disperato e baldanzoso di due bucanieri scassati, ma che ancora sperano di trovare il tesoro (metafora della nostra narcisistica ricerca di successo e soldi facili, destinata a infrangersi inesorabilmente fra le onde del rock’n’roll più marcio e malinconico)

Droga droga droga – Partiamo dalla constatazione che in questa società viviamo tutto come una droga: dalle serie su TV ai rapporti umani, tutto corre il rischio di diventare una dipendenza, nemmeno troppo appagante. Il ritmo serrato e gli echi di anni ’80 (chorus sul basso su tutti) stanno a sottolineare questa nostra visione della modernità.

Link video: https://www.youtube.com/watch?v=p7BRNOJOPLM

Le finestre – (Riccardo) Una quasi “Rock Ballad”, un tema semplice, chitarre simil post-rock, un crescendo impetuoso per dipingere tutti i mondi che puoi vedere dalla tua finestra.

Le meraviglie botaniche del Sig. Ermanno – (Riccardo) Narra le vicende di una persona normale dalla vita interiore articolata. Parla di noi, persone, di come possiamo vivere in paradiso o all’inferno passando dal purgatorio.

Keine Tanz – (Andrea) Molte persone quando hanno sentito questo brano (in cui alla chitarra c’è l’amico di una vita ed eccezionale chitarrista Alessandro Betti) ci hanno detto che aveva un non so che di adolescenziale. Quando ho pensato alla mia adolescenza ho notato che non c’era frase che la descrivesse meglio se non: Niente Danza. Il titolo è in tedesco per sottolineare il legame con una certa scena musicale (Kosmische Musik, Neu! Kraftwerk e amici teutonici vari)

Giovani di belle speranze in malarnese – Un titolo quasi autobiografico: giovani dentro e in malarnese fuori… Siamo noi, è il nostro manifesto. Il giro di basso è bello incazzato, ma ha al suo interno una melodia quasi rassegnata, un po’ come saremmo noi se fossimo giovani in questo periodo storico. Un po’ come lo eravamo a 20 anni.

Tokyo – (Andrea) A un certo punto arriva l’amore nella vita. Io lo sento così, come è questo brano, soprattutto nella sua parte centrale: dolce, ritmato, a tratti scanzonato e molto intenso.

Serata borghese – Tommaso Buldini (che ha anche curato la copertina del nostro lavoro, e con cui collaboriamo portando in giro lo spettacolo Demoniaco, basato su sue animazioni video) ha voluto regalarci questo testo. E’ l’unico brano dell’album con una voce, parla di quelle serate talmente noiose, di quelle compagnie talmente piatte e borghesi, da risultare incredibilmente affascinanti e romantiche.

Fine Trauma (Light Minded Remix) – Il remix di un nostro brano presente sul primo album che ci ha regalato un amico e fortissimo produttore-dj, Light Minded appunto, per Switch Music Recordings. Una sferzata di elettronica e techno che tocca alcuni territori che ci hanno sempre affascinato, ma che da soli non saremmo riusciti a descrivere appieno,

Il Coronavirus ha messo un tutto in stand by, ma i vostri fan attendono ancora il secret show che avrebbe dovuto accompagnare l’uscita del long playing… ci sono speranze? O appena sarà possibile partirete direttamente col tour?

Questa è una domanda che ci siamo fatti spesso. Da un lato ci piacerebbe molto portare a termine il secret show che avevamo organizzato in maniera veramente meticolosa. D’altra parte non sappiamo quanto senso possa avere presentare un album 7, 8, 10 mesi dopo la sua uscita…e la voglia di tornare sui palchi è molto forte. Quindi possiamo solo dire che staremo a vedere: purtroppo questo periodo storico non consente di fare previsioni a lungo termine, l’unica cosa da fare è provare a cavalcare l’onda, magari senza affogare.

Formato musicassetta, una scelta ormai sempre meno insolita per tanti artisti. Il fascino del retrò o un sostegno all’ipotesi diffusa che “si stava meglio prima”?

La musicassetta ci piace molto come idea: non è nostalgia, ma piuttosto un rivendicare le nostre origini. Alla fine i nostri primi ascolti sono stati fatti su quel supporto, ci piaceva omaggiarlo. E poi è un oggetto irresistibilmente fico e costa meno del vinile! Ci sentiamo dei Pirati che non sanno rinunciare alla poesia.

Giovani di belle speranze in malarnese” è invece il nome del vostro primo singolo… dobbiamo attenderci anche un videoclip a stretto giro?

Per “Giovani…” abbiamo scelto di non pubblicare video: ci piaceva che l’ascolto si concentrasse solo sulla musica, e abbiamo voluto provare a vedere se era possibile, nel 2020, uscire con un singolo senza bisogno di associarlo per forza ad un videoclip. Però per i prossimi lavori sicuramente proporremo anche dei video: in molti ci dicono che la nostra musica si sposa bene con le immagini, e quella visiva è una forma d’arte che vogliamo assolutamente esplorare. Ad esempio, per il prossimo singolo, il remix di “Droga Droga Droga” realizzato da Ylyne, pensiamo di associare un’immagine di Anna Paolini, un’amica e illustratrice secondo noi eccezionale, che riesce a raccontare per immagini quello che noi raccontiamo con note e rumori, e che infatti è anche l’autrice del nostro logo.

Cosa rappresenta la musica nelle vostre vite?

Andrea: Oggi tutti devono parlare, parlare, parlare e buttare lì la loro opinione come se il mondo non aspettasse altro. In questo contesto per me la musica è veramente un’ancora di salvezza, che mi permette di esprimere quello che non voglio o non riesco o non posso dire con le parole, solo a chi ha voglia di prendersi il tempo di ascoltare.

Riccardo: La musica è sempre stata al mio fianco. Dalle cassette che mia mamma metteva in macchina ai dischi che mio padre ascoltava mentre lavorava. Più tardi è diventata un’esigenza, una salvezza. Tutte le fatiche fatte per portarla a galla sono sempre una meraviglia che non ha bisogno di parole.

Studio di registrazione, sala prove o palco: dove vi sentite maggiormente a vostro agio?

Andrea: Io potrei vivere in studio, rimbalzando fra suoni, rumori, effetti… non toglietemi di lì!

Riccardo: Io potrei vivere sul palco, rimbalzando fra suoni, rumori, effetti… non toglietemi di lì!

Grazie ragazzi della compagnia per questa chiaccherata, a voi i saluti!

Grazie a voi e a chi vorrà leggere, e soprattutto sentire, quello che abbiamo da dire! Amatevi, amateci e seguite ciò che più vi piace senza pregiudizi!

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