Gli Inna Cantina presentano il terzo album: un nuovo sound “A piedi nudi”

Gli Inna Cantina Sound, band romana portavoce del reggae-pop in Italia sono pronti a presentare il loro terzo lavoro di studio: “A Piedi Nudi“. L’album prodotto da La Grande Onda, label indie di Tommaso “Piotta” Zanello, è uscito l’11 maggio in tutti i digitale stores e uscirà il 1 giugno su CD distribuito da Artist First, anticipato dal singolo “Non svegliarmi”.

 

Le sonorità reggae sono riconfermate ma si aprono a mondi nuovi. La produzione artistica e musicale dell’intero album è stata curata da Marco “Magista“ Evangelista, il cui contributo è stato importante per la creazione di un nuovo sound: pur rimanendo fedelissimo allo stile ormai noto dei “cantinari”, infatti, l’album regala un quid inaspettato che lo rende attuale per il mercato musicale con cui intende confrontarsi, a pieno titolo. Il risultato è un disco divertente, con elevati livelli musicali e testuali, complice il curriculum tecnico musicale di molti membri della band, cosa mediamente anomala nel mondo del raggamuffin. Insomma, dopo più di 150 date in italia e varie apparizioni in Europa (Rototom Sunsplash, Overjam, Paxos Reggae Festival, etc.), gli Inna Cantina Sound sono pronti a regalare ai loro fedeli fan un nuovo tour estivo, ricco di pezzi del passato e di tanti gli inediti, suonato e ballato rigorosamente… A piedi nudi.

 

Conosciamo meglio la band.

 

Quando è iniziata la vostra avventura come band e come vi siete incontrati? 

 

Io  e Ientu l’altro cantante ci siamo conosciuti nel 2010,  andavamo al liceo insieme al Mamiani , un liceo di Roma, eravamo in ‘fissa’ con il reggae  e abbiamo iniziato a scrivere su delle basi , i “i riddim“ in gergo. sempre a scuola abbiamo conosciuto una band che suonava il funky e abbiamo deciso di suonare dal vivo quelle basi, aggiungendo tutti gli elementi di una reggae-band: percussioni, shaker, fiati. Da lì tanti concerti nella nostra città, abbiamo registrato  il primo disco “innacantina12“ che ci ha fatto fare tanti altri concerti stavolta anche in giro per l’Italia. Poco dopo abbiamo conosciuto Piotta e siamo entrati nella sua label ( la grande onda). Da quel momento abbiamo iniziato a fare più sul serio, è entrata anche Viola a fare parte del gruppo e con lei abbiamo registrato altri due album che ci hanno portato a suonare su dei bellissimi palchi in tutta italia e in Europa come ad esempio il Rototom sunsplash in spagna, l’Outlook in Croazia e il PRF in Grecia, fra gli altri.

 

 

Come mai la scelta di questo nome così  particolare?

 

La scelta di questo nome deriva dal luogo in cui abbiamo iniziato a scrivere le prime rime e luogo di ritrovo per tutta la nostra crew di zona, e cioè una cantina. Inna perché “in The” in slang jamaicano diventa Inna e quindi Inna cantina.

 

Il vostro genere musicale è raro nel panorama musicale italiano. A chi vi ispirate per la vostra musica? 

 

Veniamo da background molto diversi. io e Ientu ci ispiriamo molto ad Alborosie, i Boomdabash , Sud Sound System e Africa Unite. mentre viola viene da un mondo più soul, ma il reggae ci mette d’accordo a tutti. In Italia Giuliano palma, Nina zilli spesso hanno fatto pezzi reggae pop molto belli.

 

Ed a livello internazionale? E con chi vorreste collaborare? 

 

A livello internazionale Bob Marley e’ il nostro comune ispiratore, per una risposta più particolare Protoje, Shaggy e Sting, anche Nneka ci piace molto.

 

Un genere divertente, che spesso strizza l’occhio alla musica pop, vitalità e freschezza ma che non disdegna temi sociali e il confronto con i problemi generazionali dei giovani. Questi sono i vostri punti di forza? 

 

Hai centrato esattamente quello che per noi è la musica e questo genere nello specifico. Vogliamo portare un messaggio in ogni canzone che sia divertente e in grado di far ballare una folla ma cercando sempre di esprimere concetti a livello sociale e problemi generazionali tramite giochi di parole o metafore divertenti.

 

A quale pezzo di questo album vi sentite più legati e per quale ragione? 

 

Siamo molto legati al Ballo del Cantinaro perché e’ un pezzo Ska pieno di energia, che ci rappresenta in Toto sia come tematiche che come genere. Poi ci sono altri pezzi come Non svegliarmi, Mario e Sogni di Alice che puntano a portare il reggae in un mondo più pop e di cui ci sentiamo molto soddisfatti.

 

Siete molto giovani ma siete una radicata realtà musicale già dal 2010. Come definireste il vostro percorso fino ad oggi? Avreste fatto, col senno di poi, scelte diverse?

 

Visto che il percorso e’ ancora lungo non mi va molto di fermarmi a pensare alle scelte. Le scelte sono frutto della nostra testa in quel momento frutto delle esperienze accumulate fino a quel momento. Possiamo sicuramente conservare esperienze Che ci fanno prendere decisioni diverse in futuro. A me personalmente non piace guardare dietro cerco sempre di pensare al dopo.

 

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