Darte, l’intervista

Ciao e benvenuto. In poche righe ti puoi presentare ai nostri lettori?

Ciao ragazzi, mi chiamo Darte e sono un cantautore. Se chiedete a mia nonna chi è Darte probabilmente ci mette un po’ a collegare che è suo nipote e che è il nome “d’arte” (scusate il gioco di parole) che ho scelto per il mio progetto cantautorale. Il mio nome all’anagrafe è Carmelo Irto e sono di origini calabresi, e vivo a Milano da due anni 

 

I tuoi inizi con la musica come sono stati?

Il mio percorso musicale comincia nel 2010 quando inizio a seguire delle lezione di canto. Durante questa formazione, che è durata per otto anni, ho preso consapevolezza del mio strumento. Mi piacerebbe poter riprendere gli studi.

Quali sono gli artisti che influenzano le tue scelte musicali?

Qualche anno fa ho seguito anche i corsi al CET del Maestro Mogol, e probabilmente dopo quella esperienza con autori e cantautori ho sentito come qualcosa smuovermi dentro… vi assicuro che non è retorica la mia. Ho capito che non mi bastava più cantare le canzoni degli altri, ma volevo raccontare la mia vita e le mie fragilità con cose scritte da me.

A fine 2019 ho avviato il progetto Darte e ho pubblicato il mio primo singolo “La NASA”, distribuito da Artist First.

  Di sicuro, il cantautorato italiano è per me una fonte di ispirazione costante. Lucio Dalla è sicuramente uno di quei cantautori da cui cerco di imparare come raccontare con parole semplici un mondo così complesso.

Il testo di questo tuo brano: a chi si rivolge? che cosa ci racconta?

 Anche se non ho un preciso destinatario, quando scrivo ci metto sempre un pizzico della mia vita.

Tutto prende forma man mano che scrivo: in verità tutto è nato da una Lupo Alberto che dopo tanto tempo ho ritrovato alla cassa di un supermercato. Volevo raccontare di due che, in realtà, si sono sempre piaciuti, sono sempre stati attratti l’uno dell’altra e forse la ripetitività li ha resi ciechi ai loro sentimenti.

Poi arriva il momento in cui bisogna rischiare di prendere anche un due di picche (ne so qualcosa) pur di farsi avanti. Ed è lì che “Ti va di innamorarti stasera?” diventa una dichiarazione d’amore timida ma genuina e senza filtri.

E le sonorità? chi ha curato gli arrangiamenti?

Mi reputo pop in tutto quello che faccio e di conseguenza anche le sonorità lo sono. Chi cura la produzione del pezzo è Artico (Antonio Condello). Da quando l’ho conosciuto abbiamo sempre collaborato assieme, sin dai primi pezzi. E’ importante trovare il giusto compresso tra quello che vorrei trasmettere con i miei testi e un’identità sonora caratterizzata da sfumature indie-pop.

Di quale messaggio vuoi essere portatore con la tua musica?

Cerco sempre di usare un linguaggio che punta alla semplicità delle cose, questo è fondamentale per me. Quello che vorrei dalla mia musica è che possa essere uno specchio in cui, chi mi ascolta, si può rivedere, a volte con un pizzico di malinconia e altre con una buona dose di ironia.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

 Sto scrivendo nuove canzoni, altre sono già pronte. Mi piacerebbe poter essere costante nella pubblicazione dei pezzi, e chissà… magari racchiuderle in un album.

Non vedo l’ora di poter riprendere i live, questo è di sicuro uno dei principali progetti che ho. Il contatto con il pubblico e le vibrazioni che si creano sono benzina per me.

Grazie e buona musica.

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