Damiano La Villa, l’intervista

E’ la volta dell’intervista a Damiano La Villa, giovane cantautore, la cui passione e talento sono rese evidenti da un’attitudine alla musica e alla scrittura nella quale si riscontra tutta la sua sensibilità, nonché la sua abilità artistica. Ma diamo la possibilità ai lettori di conoscere più da vicino Damiano, attraverso qualche domanda rivolta direttamente a lui:

Abbiamo potuto apprezzare in radio il singolo I Can’t Cry Anymore… un brano toccante, che interpreti con una particolare emotività, è una canzone a cui sei molto legato?

Si, è un brano, infatti, che si riferisce al mio vissuto, ad una storia d’amore che purtroppo non è andata a buon fine. La malinconia, il senso di risentimento, sono proprio le emozioni che ho provato, le quali poi cantando il brano, rievocano quanto successo, magari trasmettendolo anche a chi in qualunque momento, sta ascoltando la canzone. Proprio per questo I can’t cry anyomore, è un brano che conta molto per me, e che per questo ho deciso di farlo uscire come singolo in radio.

Ritieni ancora utile per un artista, la radio come mezzo per promuovere la tua musica?

Certo che sì perché nonostante questa sia l’era cosiddetta dei social, la radio non passa mai di moda, la gente continua a d ascoltarla e quindi è inevitabile la tua canzone venga sentita e magari apprezzata. La fase successiva è quella di andare a cercare l’artista sui social, ma l’input arriva più facilmente da un canale come la radio perché più diretto e più vivo di un social network e, grazie proprio alle radio, ho avuto la possibilità di farmi conoscere da molte persone.

Si è notato anche un riscontro positivo da parte della stampa, oltre che dagli ascoltatori di questo tuo singolo…quale può essere, in generale, il segreto per una canzone così apprezzata come I Can’t Cry Anymore.?

Più che un segreto, credo ci sia una modalità di approccio a ciò che si fa, nel mio caso la musica, che deve essere il più possibile spontaneo e vero: quando una cosa è autentica e realizzata con cura, le persone lo intuiscono e si crea già da questo, un legame tra ascoltatore ed artista.

A proposito di questo legame, quanto conta per un cantautore, il rapporto tra pubblico e artista? Non parlo per forza di un pubblico che assiste ad un tuo concerto, ma anche semplicemente ad un ascoltatore che sente il tuo pezzo in radio.

Il rapporto ascoltatore- artista è sicuramente un aspetto imprescindibile per chi ha che fare con l’arte, in quanto si cerca di creare quella sintonia di emozioni, ancora più evidente di sicuro nei concerti, ma che si manifesta anche nel semplice ascolto del brano in radio, da parte di chi, sentendo quella canzone, coglie quelle emozioni che possono talora essere anche diverse da chi l’ha scritta.

Ascoltando I Can’t Cry Anymore si ravvisa un richiamo al rock melodico anni ’80, è questo un genere di tuo riferimento? Quali sono poi gli artisti che influenzano maggiormente la tua musica?

Il richiamo del brano a queste sonorità scaturisce proprio dalla volontà di riportare la musica anni ‘80 in chiave moderna, un pò come i Coldplay hanno fatto con la musica anni ’70. Per quanto ne so infatti, non c’è ancora in Italia, qualcuno che si sia dato tale obbiettivo e lo ritenevo una modalità originale per presentare la mie canzoni. In ogni caso non cerco mai di copiare nessuno, e di essere il più possibile me stesso, ma è naturale poi che le influenze ci siano. Il mio gruppo preferito sono sicuramente i Bon Jovi, ma mi piacciono molto anche i Queen, Elton John e, per quanto riguarda la musica italiana apprezzo in modo particolare Mina e Adriano Celentano.

Da dove è nata questa tua passione per la musica? O meglio, quando ti sei accorto che quello che avresti voluto fare da grande, era proprio il cantautore?

Posso dire di coltivare una passione per la musica fin da bambino, grazie soprattutto al repertorio musicale di mio padre, che ascoltavo sempre nei frequenti viaggi con la mia famiglia. All’età di dieci anni ho iniziato a suonare il pianoforte e da lì in poi, posso dire con certezza di aver scoperto un mondo. In seguito ho intrapreso tutti gli studi musicali classici, oltre a lezioni di rock, blues e tutt’ora di jazz.. Ritengo infatti che per un musicista sia necessario un perfezionamento continuo, anche se confesso di non ritenermi per questo un professionista della musica.

Prima di salutarci, ti chiedo se c’è qualcosa riguardo la tua musica, le tue canzoni, un messaggio che vorresti lasciare a chi ti ascolta….

Si, vorrei cogliere l’occasione per dare un messaggio ai discografici, i quali, il più delle volte non prendono in considerazione alcuni cantanti o musicisti perché pensano che questi non intendano investire tutto il loro tempo nella musica. Invece sono certo che ci sono molti artisti che credono fermamente in quello che fanno e sono disposti, ad investire tempo ed energie per la musica. Oggi, infatti, è facile per chiunque con i social network, raggiungere la sfera pubblica, tuttavia risulta forse più difficile di un tempo per un cantante, un artista, emergere nella musica e farsi conoscere.

Sonia Bellin